Scampia: uno dei tassi di
disoccupazione più alti d’Italia, isola di criminalità, piazza di spaccio di
droga più grande d’Europa.
Scampia è un quartiere di
Napoli, situato nell'estrema periferia nord della città, costruito agli inizi
degli anni ’60 per dare una casa a chi si trovava in stato di emergenza per
cause sismiche, e a chi dalle campagne si spostava verso la città. Vennero così
costruiti enormi palazzi popolari, tra i quali le famose Vele, diventate poi con
gli anni simbolo di degrado, nelle quali la camorra fece esplodere i principali
traffici di droga.
Negli ultimi anni di Scampia si
è parlato molto, sono stati scritti articoli, libri, realizzati film e
recentemente vi è stata ambientata una fiction chiamata Gomorra, ispirata al
libro di Roberto Saviano.
Ma la popolazione di Scampia
cosa pensa? Cosa si prova a veder associato il proprio quartiere sempre e solo
alla camorra, ai traffici di droga e ai morti ammazzati?
Scampia è ancora quella
descritta tra le pagine di Gomorra? Qualcuno si è mai chiesto come vive la
gente in questo quartiere?
Forse non è più quello che ci
hanno raccontato nei film; la camorra c’è sempre, ma vi sono dei cambiamenti in
positivo grazie al lavoro quotidiano delle Forze dell’Ordine e alla volontà dei
suoi abitanti.
Abitanti come Gianni Maddaloni,
maestro di Judo che offre la propria esperienza ai ragazzi di questo quartiere,
per la costruzione di una nuova società civile sulla base dello sport, della
cultura e della legalità.Nel 2005 è stata fondata una
struttura nella quale Maddaloni cerca di infondere in questi ragazzi, che
vivono situazioni di difficoltà, il senso della competizione sana e sportiva,
quella retta, quella giusta, che insegna anche a vivere e stare in mezzo alla
gente, rispettare le regole, essere parte di una comunità.
Abitanti come Ciro Corona, che
nel 2008 ha messo su l’Associazione (R)esistenza Anticamorra, che lavora
principalmente con i minori a rischio, puntando sulla cultura e sul lavoro
intese come armi di riscatto.Un’associazione di lotta all’illegalità
e alla cultura camorristica.
(R)esistenza gestisce inoltre
il Fondo Rustico A. Lamberti, situato a Chiaiano, un bene di circa 14 ettari
confiscato alla famiglia Simeoli (clan Nuvoletta).
Il bene è stato confiscato alla
famiglia circa 13 anni fa, ma affidato all’Associazione solo da poco più di un
anno; in questi anni i Simeoli hanno continuato ad utilizzarlo fino a quando è
stato attuato un maxisequestro del valore di circa un miliardo di euro.
Quest’estate, grazie al
progetto E!STATE LIBERI, sul bene hanno lavorato centinaia di ragazzi volontari
provenienti da tutta Italia.
Ma negli scorsi giorni qualcosa
è cambiato, il bene ha subito un danno di circa 50mila euro: ignoti armati di
fiamma ossidrica hanno portato via dal fondo un trattore dal valore di 40mila
euro e tutti gli attrezzi che la cooperativa aveva acquistato a proprie spese.
Il colpo è stato duro, così
duro da avere il sapore della sconfitta.
Queste le parole di Ciro: “Né
eroi, Né fessi. Oggi vince la camorra. Oggi la camorra trionfa sulla società
civile, sulla buffonata dell'anticamorra, su chi davvero crede di vivere in un
sistema supportato da una rete antimafia impegnata nella quotidianità in una
serrata lotta alle mafie. La rivincita è arrivata anche su Chiaiano ed in modo
devastante. Da mesi denunciamo l'isolamento del Fondo Rustico "A.
Lamberti", ma oggi armati di fiamma ossidrica, camion e tranquillità
"ignoti" hanno portato via insieme al simbolo di quel bene confiscato
(un trattore confiscato dal valore di 40 mila euro) gli attrezzi agricoli che
con investimenti di autofinanziamento avevamo comprato. Un danno di circa 50
mila euro. Un'annata di raccolta bruciata. Il Bene confiscato A. Lamberti - il
primo bene agricolo confiscato di Napoli - da solo non può più andare avanti,
non ha più ragione di (r)esistere. Se prefettura, magistratura, forze
dell'ordine e mondo dell'antimafia non cominciano a fare la propria parte non
ci sarà più il senso, la forza, la volontà, la voglia di esporsi in una
battaglia persa in partenza. Stasera quando anche l'ultimo curioso è andato via
insieme all'inutile presenza della volante accorsa, ci siam ritrovati da soli
in quei 14 ettari della vergogna che non sono altro che lo specchio del
business lobbistico della lotta alle mafie.”
Dopo queste prime parole,
dovute alla rabbia e alo sconforto, Ciro dichiara di non voler mollare e lo
dimostra organizzando la Festa della vendemmia proprio nel fondo rustico.
Di fronte ad un simile atto
intimidatorio non si può restare fermi a guardare, la solidarietà e l’indignazione
non bastano, serve uno scatto in più, la presa di coscienza della
corresponsabilità, la condivisione dell’impegno di chi ogni giorno lotta contro
la criminalità organizzata.
Alessia Giorgetti
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