martedì 15 ottobre 2013

Chiaiano: storia di una (R)esistenza Anticamorra

Scampia: uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Italia, isola di criminalità, piazza di spaccio di droga più grande d’Europa.

Scampia è un quartiere di Napoli, situato nell'estrema periferia nord della città, costruito agli inizi degli anni ’60 per dare una casa a chi si trovava in stato di emergenza per cause sismiche, e a chi dalle campagne si spostava verso la città. Vennero così costruiti enormi palazzi popolari, tra i quali le famose Vele, diventate poi con gli anni simbolo di degrado, nelle quali la camorra fece esplodere i principali traffici di droga.

Negli ultimi anni di Scampia si è parlato molto, sono stati scritti articoli, libri, realizzati film e recentemente vi è stata ambientata una fiction chiamata Gomorra, ispirata al libro di Roberto Saviano.
Ma la popolazione di Scampia cosa pensa? Cosa si prova a veder associato il proprio quartiere sempre e solo alla camorra, ai traffici di droga e ai morti ammazzati?

Scampia è ancora quella descritta tra le pagine di Gomorra? Qualcuno si è mai chiesto come vive la gente in questo quartiere?

Forse non è più quello che ci hanno raccontato nei film; la camorra c’è sempre, ma vi sono dei cambiamenti in positivo grazie al lavoro quotidiano delle Forze dell’Ordine e alla volontà dei suoi abitanti.

Abitanti come Gianni Maddaloni, maestro di Judo che offre la propria esperienza ai ragazzi di questo quartiere, per la costruzione di una nuova società civile sulla base dello sport, della cultura e della legalità.Nel 2005 è stata fondata una struttura nella quale Maddaloni cerca di infondere in questi ragazzi, che vivono situazioni di difficoltà, il senso della competizione sana e sportiva, quella retta, quella giusta, che insegna anche a vivere e stare in mezzo alla gente, rispettare le regole, essere parte di una comunità.

Abitanti come Ciro Corona, che nel 2008 ha messo su l’Associazione (R)esistenza Anticamorra, che lavora principalmente con i minori a rischio, puntando sulla cultura e sul lavoro intese come armi di riscatto.Un’associazione di lotta all’illegalità e alla cultura camorristica.

(R)esistenza gestisce inoltre il Fondo Rustico A. Lamberti, situato a Chiaiano, un bene di circa 14 ettari confiscato alla famiglia Simeoli (clan Nuvoletta).

Il bene è stato confiscato alla famiglia circa 13 anni fa, ma affidato all’Associazione solo da poco più di un anno; in questi anni i Simeoli hanno continuato ad utilizzarlo fino a quando è stato attuato un maxisequestro del valore di circa un miliardo di euro.

Quest’estate, grazie al progetto E!STATE LIBERI, sul bene hanno lavorato centinaia di ragazzi volontari provenienti da tutta Italia.

Ma negli scorsi giorni qualcosa è cambiato, il bene ha subito un danno di circa 50mila euro: ignoti armati di fiamma ossidrica hanno portato via dal fondo un trattore dal valore di 40mila euro e tutti gli attrezzi che la cooperativa aveva acquistato a proprie spese.

Il colpo è stato duro, così duro da avere il sapore della sconfitta.

Queste le parole di Ciro: “Né eroi, Né fessi. Oggi vince la camorra. Oggi la camorra trionfa sulla società civile, sulla buffonata dell'anticamorra, su chi davvero crede di vivere in un sistema supportato da una rete antimafia impegnata nella quotidianità in una serrata lotta alle mafie. La rivincita è arrivata anche su Chiaiano ed in modo devastante. Da mesi denunciamo l'isolamento del Fondo Rustico "A. Lamberti", ma oggi armati di fiamma ossidrica, camion e tranquillità "ignoti" hanno portato via insieme al simbolo di quel bene confiscato (un trattore confiscato dal valore di 40 mila euro) gli attrezzi agricoli che con investimenti di autofinanziamento avevamo comprato. Un danno di circa 50 mila euro. Un'annata di raccolta bruciata. Il Bene confiscato A. Lamberti - il primo bene agricolo confiscato di Napoli - da solo non può più andare avanti, non ha più ragione di (r)esistere. Se prefettura, magistratura, forze dell'ordine e mondo dell'antimafia non cominciano a fare la propria parte non ci sarà più il senso, la forza, la volontà, la voglia di esporsi in una battaglia persa in partenza. Stasera quando anche l'ultimo curioso è andato via insieme all'inutile presenza della volante accorsa, ci siam ritrovati da soli in quei 14 ettari della vergogna che non sono altro che lo specchio del business lobbistico della lotta alle mafie.”

Dopo queste prime parole, dovute alla rabbia e alo sconforto, Ciro dichiara di non voler mollare e lo dimostra organizzando la Festa della vendemmia proprio nel fondo rustico.

Di fronte ad un simile atto intimidatorio non si può restare fermi a guardare, la solidarietà e l’indignazione non bastano, serve uno scatto in più, la presa di coscienza della corresponsabilità, la condivisione dell’impegno di chi ogni giorno lotta contro la criminalità organizzata.

Alessia Giorgetti


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