“Ragazzi, avessi un po’ di spazio,
come mi piacerebbe farvi tornare a collaborare, a riparare biciclette, ad allenarvi
su una parete di arrampicata, a insegnare ai migranti i loro diritti e una
nuova lingua, a cucinare cibo libero, a discutere di libri, ad ascoltare buona
musica!”. Così, il 20 Ottobre 2012, il Municipio dei Beni Comuni, in forma
aperta e pubblica, ha liberato l’ex Colorificio, restituendolo alla città e
rendendolo fruibile a decine di attività, le più disparate e diverse,
rispondenti a necessità e desideri di una cittadinanza sempre più stretta nella
morsa della crisi, nel tunnel dell’impotenza teorica di un qualsiasi
cambiamento.
Era il 1924 quando il chimico
inglese Alfred Houlston Morgan fondò il Colorificio Toscano nel Viale delle Cascine,
in un'area periferica caratterizzata da attività di tipo tradizionale a
carattere stagionale, come i fornaciari per la produzione di laterizi o lo
sfruttamento della pineta della vicina Tenuta di San Rossore. Rispetto a tali
lavorazioni il Colorificio rappresentava un passo avanti in termini di modernità
produttiva: una vera e propria impresa industriale faceva il suo ingresso nella
zona di Barbaricina, favorita dalla concomitante vicinanza della linea
ferroviaria e della Via Aurelia.
Dopo aver passato non senza
difficoltà gli anni della Seconda Guerra Mondiale, con il boom economico a
cavallo tra gli anni '50 e '60, consentito da una struttura dei salari ancora
arretrata e da una crescente domanda estera, il Colorificio garantì ampi
profitti agli operatori economici che fossero in grado di presentare sui
mercati dei prodotti appetibili: esso infatti possedeva le risorse per non
perdere l'appuntamento con una congiuntura economica estremamente favorevole.
Ma è proprio in questi stessi anni che possiamo vedere le radici del ciclo di
deindustrializzazione che ha portato Pisa ad avere il volto che oggi ci è
familiare, con il polo dei Navicelli, che si sta trasformando grazie a una
partita di scambio con la Saint-Gobain, in cui la multinazionale francese ha barattato
la propria permanenza con il permesso di svolgere una vasta operazione
immobiliare nelle aree prospicienti a cui se ne sono aggiunte altre. L'area di
Viale delle Cascine, che fino a poco tempo fa ospitava il terzo polo industriale
di Pisa, invece, non è stata ancora interessata né da operazioni di carattere
speculativo né ha attirato l'attenzione dei grandi operatori pubblici presenti in
città. La violenta lacerazione nel tessuto urbano
prodotta dalla rapida destrutturazione portata avanti dalla multinazionale J
Colors, che, come un rapace piomba dall’alto sulla vittima in una lotta impari,
si è appropriata del Colorificio trasformando la fabbrica in magazzino, ha
prodotto i licenziamenti degli ultimi lavoratori nel 2008. Il Diritto
alla città, quindi, può e deve trovare modo di essere la leva con cui si
ribalti il tentativo di un annullamento di ogni possibilità di accesso alla
cultura, sport, servizi, lavoro, come di ogni tentativo di negare diritti in
ogni sfera della vita, da quello alla salute al lavoro alla mobilità.
Livio Pepino e Marco Revelli sono
tra i curatori del libro uscito per Edizioni Gruppo Abele “Grammatica
dell’indignazione”: «L’indignazione è maggioranza nel Paese – spiegano –
ma rischia di non contare nulla a livello istituzionale o di veicolare
risposte populiste e demagogiche di corto respiro. Per questo è utile
provare a mettere ordine, a trasformare un sentimento diffuso in proposta
di cambiamento e allo stesso tempo di conservazione di ciò che, invece, va
mantenuto e di cui troppi vorrebbero liberarsi, dalla Costituzione al
welfare».
Uno spazio sociale rappresenta il
segno tangibile e vissuto da migliaia di persone di una direzione alternativa,
non legata a un’idea aprioristica di sviluppo, bensì capace di rispondere a un
piano urbano finalmente centrato sull’ecologia, sulla valorizzazione dell’esistente,
sui bisogni dei cittadini: per cui, dopo questi dodici mesi, anche e
soprattutto in questi che sono i giorni più duri e difficili a causa dello
sgombero imposto, buon compleanno, ex Colorificio!
Niccolò Batini
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