Corleone, paesino della Provincia di Palermo nell’entroterra
siciliano, è tristemente noto per l’influenza che alcuni suoi cittadini, tra i
quali Bernardo Provenzano e Salvatore Riina, hanno avuto sullo sviluppo di Cosa
Nostra. Si legge Corleone e si pensa alla capitale della mafia.
In realtà, parallelamente al sistema mafioso, a Corleone è
nato quel movimento che a quel sistema si opposto con forza e coraggio.
Uno dei simboli di questa lotta è la Cooperativa Lavoro e
non solo, nata da un progetto di Arci Sicilia e partner di Libera, alla quale a
partire dal 1999 sono stati affidati terreni un tempo appartenenti a famiglie
mafiose.
Ad oggi, la Cooperativa gestisce 150 ettari di terreno
sparsi tra Corleone, Morreale e Canicattì e la vecchia casa della famiglia
Grizzaffi, oggi Casa Caponnetto. Qui, ogni estate dal 2008, alloggiano
centinaia di giovani volontari del progetto LiberArci dalle Spine che scelgono
di affiancare i soci della Cooperativa nell’attività agricola e di prendere
posizione contro la mafia.
Durante le settimane trascorse a Corleone si è parlato molto
di cambiamento culturale, di mutamento di mentalità e degli atteggiamenti, sia
individuali che collettivi. I vari ospiti intervenuti a Casa Caponnetto hanno
ribadito che sono proprio i giovani la chiave di questo cambiamento.
Quindi si capisce l’importanza di esperienze come i campi di
lavoro sulle terre che un tempo appartenevano alla mafia e che oggi sono invece
della comunità.
Se durante i primi anni di vita della Cooperativa i soci
percepivano un atteggiamento di chiusura, di timore nei loro confronti, a tal
punto che alcuni commercianti del paese rifiutavano di vendere loro i prodotti
di cui avevano bisogno per dar inizio alla loro attività agricola, adesso
quegli stessi commercianti sono disposti a far loro credito.
Nonostante le difficoltà che la loro scelta di vita ha
comportato, i soci della Lavoro e non solo non si sentono più soli e questo
grazie anche ai giovani di tutta Italia che scelgono di partire per andare a
raccogliere i frutti delle terre che chiedono riscatto, quei prodotti che hanno
un sapore in più, quello della legalità.
Alessia Giorgetti
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