Nascere in Italia dalla fine degli anni Ottanta in poi ha voluto dire, per noi giovani, crescere in un paese che aveva perso tutti i suoi punti di riferimento.
Nei primi anni Novanta le certezze che avevano tenuto insieme la Repubblica fino a quel momento iniziano a sgretolarsi. Manipulite svela il livello di corruzione interno ai partiti, senza distinzioni significative tra l’uno e l’altro, creando un clima di sfiducia verso i politici che rimarrà nel tempo. Nel 1992 le stragi di mafia dimostrano, senza possibilità di appello, che nel migliore dei casi lo Stato non è riuscito a difendere chi stava combattendo una battaglia importantissima per il paese. Nel 1994 cade definitivamente il sistema politico che era in vigore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e con esso la Prima Repubblica.
Quella che rimane è un’Italia che ha smesso di credere in se stessa, in cui vige una (apparente?) mancanza di ideali e un disfattismo dilagante. Il fervore culturale e politico che aveva animato gli anni Settanta sembra perso in un passato lontanissimo, così lontano che quasi ci se ne dimentica.
E’ proprio questo, forse, il problema: negli ultimi vent’anni si è cercato in ogni modo di offuscare o affievolire il ricordo delle lotte portate avanti fino a quel momento. Perché ricordare che è possibile combattere contro le ingiustizie porta le persone ad avere speranza, a pretendere che i propri diritti vengano rispettati e a lottare se questo non succede.
E’ per questo motivo che vogliamo proporvi alcune “rievocazioni” storiche. Sono storie di persone qualunque, che stavano facendo il proprio lavoro o vivendo la propria vita quando si sono trovate ad un bivio: piegare la testa davanti alla violenza, all’ingiustizia, al crimine oppure accettare le conseguenze delle proprie azioni e comportarsi da uomini e donne onesti e coraggiosi. Hanno deciso di sacrificare le proprie vite per un ideale più importante di tutto il resto, hanno creduto che lottare per la giustizia, per il proprio paese, per le persone che amavano fosse più importante di loro stessi. Hanno creduto di poter fare, nel loro piccolo, la differenza, e non hanno voluto tirarsi indietro. Le loro storie sono quelle su cui si fonda il nostro impegno contro la mafia, che vuol dire impegnarsi per difendere o conquistare i propri diritti, contro le logiche di privilegio che spesso governano questo paese. Contro la corruzione, che ha invaso da tempo la politica e quindi la nostra vita.
Possono apparire come storie di sconfitta (ma chi ha perso è spesso lo Stato, non la persona) ma da tutte possiamo trarre grandi insegnamenti. Il primo è che ci sono ideali per cui vale la pena combattere, poco importa quanto grandi siano gli ostacoli che ci troviamo di fronte. Il secondo è che anche quando crediamo di essere soli, abbandonati da tutto e da tutti, possiamo fare la differenza. Poche delle persone di cui raccontiamo hanno avuto fama e onori in vita, spesso sono state riscoperte da morte, quando ormai non era più possibile lottare al loro fianco. Pensiamo che conoscere le loro storie sia importante anche per capire accanto a chi dovremmo camminare, nel presente, e da chi dovremmo invece difenderci con tutte le nostre forze.
Irene Mangani
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