sabato 14 settembre 2013

Giorgio Ambrosoli


Lo scorso 7 maggio, mentre il consiglio regionale della Lombardia commemorava Giulio Andreotti   all'indomani della sua scomparsa, Umberto Ambrosoli, figlio  di  Giorgio  Ambrosoli, usciva dall'aula.

Dichiarava: "Io penso che sia sacrosanto che le istituzioni ricordino  con  un  minuto  di silenzio chi ha interpretato ruoli istituzionali importantissimi, però, come ho già detto, le istituzioni sono fatte dalle persone.  Le persone hanno le loro storie e la loro coscienza; la mia storia e la mia coscienza mi impongono di assumermi la responsabilità di uscire".

Andreotti,  nel  2010,  in  una puntata di "La storia siamo noi", alla domanda "Secondo lei, perchè Ambrosoli è stato ucciso?", rispondeva:

"Beh, questo è molto difficile e io non voglio sostituirmi nè alla polizia nè ai giudici, certo era una persona  che,  in  termini romaneschi,  se  l'andava cercando".

Circa il mandante dell'omicidio, Michele Sindona, con il quale intratteneva rapporti personali, Andreotti affermava: " Non sono mai stato sindoniano, non ho mai creduto che fosse il diavolo in persona. Il fatto che si occupasse sul  piano  internazionale dimostrava una competenza economico   finanziaria   che  altri non   avevano.   Se   non   c'erano motivi  di  ostilità,  non  si  poteva che parlarne bene."

Perchè Michele Sindona commissionò l'omicidio di Giorgio Ambrosoli?

Nel 1974 Giorgio Ambrosoli fu nominato commissario liquidatore della  Banca  Privata  Italiana, guidata sull'orlo del crack finanziario dal banchiere siciliano Michele Sindona.

Suo compito era indagare sulla situazione economica della banca e   sull'operato   di   Sindona,   sul quale si nutrivano sospetti già da tempo.

In questo ruolo Ambrosoli si trovò a  esaminare  tutta  la  trama  delle articolatissime  operazioni  che  il banchiersiciliano  aveva intessuto. Scoprì così le gravi irregolarità di cui la banca si era macchiata, oltre a diverse rivelazioni sulle connivenze di alcuni ufficiali pubblic con   il   mond sporco della finanza di Sindona. Cominc ad  essere  quindi oggetto di pressioni e tentativi di corruzione, affinchè avallasse documenti  comprovanti  la buona fede del banchiere. Se si fosse ottenuto  c lo Stato avrebbe dovuto sanare gli ingenti scoperti  dell'istituto  di  credito  e Sindona    avrebb evitato    ogni coinvolgimento penale e civile. Ambrosoli non cedette. La sera dell'11 luglio 1979 fu avvicinato sotto il suo portone da uno sconosciuto. Questi,  dopo  essersi  scusato,  gli esplose contro quattro colpi. Nonostante  il  sacrificio  estremo con cui aveva pagato la sua onestà e il suo zelo professionale, Ambrosoli noebbmai grandriconoscimenti. Michele Sindona fu condannato all'ergastolo e morì assassinato in carcere, due giorni dopo la condanna, avvelenato con un caffè al cianuro. Questa è la lettera che Ambrosoli scrisse alla moglie mentre era impegnato nello svolgimento del suo incarico: "Anna carissima, sono pronto per il   deposito   dello   stato   passivo della B.P.I., atto  che  ovviamente no soddisferà   molti    che   è costato  unbella  fatica.  Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E' indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo  l'incarico:  lo sapevo prima  di  accettarlo  e quindi  non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell'Umi, le  speranze  mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica  e in nome dello  Stato  e non per un partito. Con l'incarico, ho   avuto   in   man un   potere enorme  e discrezionale  al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente  solo  nemici   perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava nosono  certo  riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello  che  a  loro  spettava:  ed hanno ragione, anche se, non fossi stato  io,  avrebbero  recuperato  i loro averparecchi  mesdopo.  I nemici comunque non aiutano,  e cercherann in   ogn mod di farmi  scivolare  squalche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno,  puoi  anche  firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque,  tu  sai  che  cosa  devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto  [...  ] Abbiano  coscienza dei  loro  doveri  verso  sstessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e   perché    ragazzi   son uno meglio dell'altro. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (...) Giorgio ».

Michela Simi

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