Rita Atria ha 16 anni quando,
stanca della violenza mafiosa nella quale è sempre vissuta, decide di rompere
il muro dell’omertà e collaborare con le istituzioni diventando testimone di
giustizia. Decide di ribellarsi alla mafia non per senso civico ma per amore,
per amore del fratello, mafioso ucciso da mafiosi.
Rita è solo una bambina quando,
nel novembre del 1985, il padre Vito, uomo d’onore di Partanna, paesino di
diecimila anime fra Trapani e Palermo, viene ucciso dalla mafia siciliana per
essersi opposto alla scelta di Cosa Nostra di buttarsi nel traffico di droga.
La morte del padre lascia segni profondi in Rita, la quale riverserà tutto il
suo amore sul fratello Nicola e sulla madre Giovanna, con la quale il rapporto
resterà però sempre difficile.
Il fratello Nicola, nel mentre,
si trasferisce insieme alla moglie Piera e alla figlia a Montevago dove apre un
bar, un investimento con cui cercare di rimanere fuori dal giro della mafia. Si fa però presto ammaliare dai soldi
facili derivanti dal commercio della droga e cade anch’egli vittima della mafia
che già aveva ucciso il padre. E’ il giugno del 1991 quando Nicola viene
ucciso. La moglie Piera decide allora di averne abbastanza e, contro tutto e
tutti, di ribellarsi e
collaborare con la giustizia. E’ così che conosce il procuratore capo di
Marsala, Paolo Borsellino; sarà lui ad occuparsi di lei e a farla trasferire a
Roma sotto protezione.
Rita, perso il padre, il fratello
e adesso anche la cognata con la quale spesso aveva condiviso i dolori
familiari, si ritrova sola, con accanto solo la madre che però è decisa a non
“tradire” la famiglia.
Decide quindi di seguire l’esempio di Piera; si ritrova davanti Paolo Borsellino, un uomo nel quale la
giovane siciliana rivede il padre che gli è stato strappato. Rita si fida totalmente del “giudice
dai baffetti gentili” e gli racconta
tutto ciò che aveva visto e sentito negli anni a contatto col padre prima e con
il fratello poi; grazie alle sue rivelazioni vengono eseguiti molti arresti nel
paese e la gente comincia a insospettirsi, prima fra tutti la madre che non voleva una figlia
infame. Dopo l’ennesima minaccia a Rita, Borsellino decide che la ragazza deve
essere portata via da quella terra di violenza e così, il 21 novembre 1991,
Rita viene trasferita a Roma sotto la protezione dell’Alto commissariato per la
lotta alla mafia.
A Roma inizia una nuova vita, con
un nuovo nome e un lavoro di copertura. Sembra andare tutto bene insieme alla
cognata e alla nipotina; conosce anche un ragazzo del quale si innamora e con
il quale sogna di andare a vivere. Il 23 maggio 1992 però tutto cambia;
l’attentato di Punta Raisi le ricorda da cosa sta fuggendo, la terra
insanguinata contro la quale si è ribellata. Una grande amarezza la avvolge
insieme allo sconvolgimento per la morte del giudice Falcone. Passa poco tempo
quando, il 19 luglio 1992, tutto va in frantumi; “Zio Paolo”, come Rita
chiamava Borsellino, viene ucciso in Via d’Amelio e Rita si sente
all’improvviso sola e sconfitta. Si trasferisce in un appartamentino a vivere
da sola e, il 26 luglio, mentre
la cognata è in Sicilia per rivedere i parenti, Rita si getta dal terrazzo del
settimo piano. A 17 anni finisce la vita della ragazza che aveva osato
ribellarsi alla mafia. Al funerale partecipano quasi duecento donne, a rappresentare
l’orgoglio delle donne siciliane unite contro la mafia; ma proprio di una donna si noterà l'assenza: Giovanna, la madre di
Rita. La ragazza verrà così seppellita sola, a 17 anni, lei e la sua giovinezza.
Alessandro Giubilei e Michela
Simi
Nessun commento:
Posta un commento